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Portrait of unknown / Ritratto di ignoto (english/italiano)
by Luca Donnini (2010)“To believe that is not the direction, but the position that really makes me see it’s a relief. It’s the origin, not the direction.It’s from where and not where to look at. My gaze runs through me in the direction that the specific moment drives me to. The vision itself holds my eyes and flesh, goes through me. Just the same material I use to act: firm and vulnerable, useful and permeated, bleeding if beaten, but painless, because diverted within the time. The position I assume will produce the look, and myself, filtered through the eyes of the others and my feelings…”
Real Book
by Manuela Fugenzi“More than portraits, Donnini’s are human landscapes: spaces whose fluid morphology, etched on the body by life itself and by the photographic gesture, is revealed in an enigmatic and solid immobility, wholly present—here and now—and made permanent by photography…”
Donnini-Suite (italiano)
di Salvatore Puglia (2007)“Come è possibile fotografare e allo stesso tempo essere compassionevoli? Lo scatto fotografico è per sua natura un atto di tortura o, quantomeno, una scrittura impietosa del corpo umano ridotto a mero soggetto.Ogni volta che vedo una mostra di fotografie, penso a una cella frigorifera di macellaio, ma i quarti appesi non sono di bue ma sono di immagine.Perchè fotografia e tortura (o dissezione che dir si voglia) sono cosi’ strettamente associate nella mia immaginazione? Eppure la fotografia non “fa male”…”
Epifania Marginal (español)
por Tatiana Escobar (2008)“Hay que tener valor para plantarse con una Rolleiflex al cuello dispuesto a tomar retratos de la gente en blanco y negro. Aún más, si estás plantado en la casa de una puta, en un bar de travestís, en una peluquería de señoras, en un festival porno, en un circo ambulante o en un bar de sexo hardcore gay… y pretender que la gente se desnude, no por dinero ni por placer, sino como dicen las madres, por amor al arte…”
Normale. Estremo. Piacere. (italiano)
di Valerio Bindi (2007)
“Non ci sono cose senza parole per dirle. Non ci sono immagini senza la struttura di linguaggio che le tiene unite. Il lavoro sembra semplice: se sento di dover dire una cosa devo dire la parola che la rappresenta e mettere in moto il processo alchemico che trasforma la merda in oro. Il vero problema è che imbattersi in una parola autenticamente inventata è una esperienza estremamente rara, sempre che sia possibile. Le parole sono galassie in continua espansione e contrazione, buchi neri che mostrano sul loro confine tutti gli eventi possibili, tutti i significati immaginabili. Perdersi in una parola è affondare nell’altroverso…”
A piedi scalzi sul tetto (italiano)
di Matteo Giacomelli (2008)“La normalità implica il confronto ciò che è e ciò che appare rappresenta una forma di coscienza rispetto a ciò che si presenta. Non esiste come posizione a priori rispetto all’oggetto della visione ciò che mi appare è reale ciò che io vedo è normale…”
